In alto a destra, in un riquadro rosso, è simboleggiata la nostra vicinanza al popolo birmano.
La Birmania, Stato chiuso ad ovest dall'India e ad est dalla Cina, l'elefante e il dragone superpotenze commerciali, vive dal 1988 sotto la dittatura di una giunta militare.
Già dal '62 il generale Ne Win aveva preso il potere con la forza, per essere poi spodestato dall'esercito.
In questi giorni una rivolta popolare nata a causa del rialzo vertiginoso dei prezzi dei generi di prima necessità e in particolare del petrolio, il cui prezzo è stato quintuplicato dal governo, si è trasformata in una timida reazione capeggiata dall'opposizione clandestina e dai monaci buddhisti, in grado solo di manifestare silenziosi contro il regime e di opporre bastoni alle armi da fuoco dell'esercito (è successo davvero).
Il governo ha subito reagito ordinando una dura repressione delle manifestazioni, e finora la comunità internazionale non ha preso provvedimenti se non quello di mandare un inviato Onu.
Di mezzo, come al solito, ci sono forti interessi economici e politici: la Cina, che vuole sfruttare le risorse petrolifere birmane e teme una sollevazione scatenata dai monaci tibetani sull'esempio di quelli birmani e l'instaurazione in un Paese confinante di un regime democratico, sta cercando di impedire che si faccia qualcosa di concreto.
Nel frattempo noi comuni cittadini non possiamo far altro che guardare le immagini satellitari dei villaggi distrutti dalla repressione (
http://www.aaas.org/news/releases/2007/0928burma_report.shtml) e portare del rosso addosso.
un paio di link per informarsi meglio:
http://www.irrawaddymedia.com/
http://www.asianews.it/main.php?l=it
http://www.atimes.com/